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Discussione: IMPALMATURA unione delle funi

  1. #1
    Amministratore L'avatar di Paolo
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    Notizia IMPALMATURA unione delle funi

    E' la tecnica per chiudere ad anello una fune unendone i due capi senza saldature ma solo per intreccio.

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  2. #2
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    Salve,
    mi potreste, per cortesia, spiegare brevemente come avviene l'impalmatura?
    Ossia: si tratta semplicemente di "ancorare" i capi dei vari trefoli "diluendoli" (mi scuso per gli obbrobri tecnici...) in una sezione di cavo di una certa lunghezza (quanto?) o c'è un qualche sistema di ancoraggio e saldatura fra i trefoli. In sostanza, il tutto tiene per solo attrito o c'è una unione meccanica fra i trefoli?
    Grazie!

  3. #3
    * Utente PLATINUM *
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    L'impalmatura si fa sempre a mano. La tenuta avviene solo per attrito, senza altri sistemi di fissaggio.

    Ma il problema non è la tenuta per attrito, che è sempre largamente esuberante, ma la stabilità dimensionale della fune, sopra tutto negli impianti ad ammorsamento automatico in cui la fune gira molto veloce e le morse si devono chiudere anche sull'impalmatura.

    I problemi pratici sono essenzialmente due.

    Nell'impalmatura ognuno dei 6 trefoli di un estremo (alla distanza di qualche metro dal precedente) viene srotolato, raddrizzato ed inserito nella fune al posto dell'anima centrale; lo stesso avviene per il trefolo dell'estremo opposto; nel punto in cui i due trefoli entrano nella fune (denominato "nodo") i trefoli all'esterno diventano 7 ed il nodo presenta un rigonfiamento che deve essere il più piccolo possibile; gran parte dell'"arte" degli impalmatori sta nell'ottenere un nodo quasi invisibile.

    Ma non basta che il nodo riesca bene: bisogna anche che si conservi così nel tempo; e questo dipende anche da come lavora la fune e da come è fatto il resto dell'impalmatura.

    Infatti il secondo problema sta nel tratto inserito al posto dell'anima (denominato "codino"): l'anima ha un diametro maggiore di quello del trefolo, e quindi prima di inserire il trefolo bisogna fasciarlo in modo che aumenti di diametro: altrimenti i 6 trefoli esterni si schiacciano fra di loro invece di poggiare sull'anima; la seconda "arte" degli impalmatori sta nel fasciare il trefolo nel modo giusto.

    Il resto ve lo farete raccontare quando andrete a visitare la Redaelli.

  4. #4
    * Utente GOLD * L'avatar di giorgio
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    Quote Originariamente inviata da evil
    Nell'impalmatura ognuno dei 6 trefoli di un estremo (alla distanza di qualche metro dal precedente) viene srotolato, raddrizzato ed inserito nella fune al posto dell'anima centrale; lo stesso avviene per il trefolo dell'estremo opposto; nel punto in cui i due trefoli entrano nella fune (denominato "nodo") i trefoli all'esterno diventano 7 ed il nodo presenta un rigonfiamento che deve essere il più piccolo possibile; gran parte dell'"arte" degli impalmatori sta nell'ottenere un nodo quasi invisibile.
    Scusa se sono un po' "duro", evil, ma non mi è molto chiaro questo discorso. :? Capisco che l'anima della fune viene sostituita via via dai trefoli (per questo esaminando la sezione della fune nella zona di impalmatura i trefoli appaiono essere sette), ma non mi è ben chiaro come viene poi realizzata la tenuta per attrito. Mi (ci) puoi dire qualcosa di più?
    grazie
    ciao

  5. #5
    * Utente PLATINUM *
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    I trefoli sono avvolti a spirale attorno all'anima; quando la fune è in tensione la curvatura della spirale provoca una fortissima pressione radiale verso l'interno (un po' come quando si tira una calza di nylon).

    Basta fare due conti per accorgersi che si tratta di una pressione elevatissima, largamente sufficiente per tenere per attrito la tensione della fune.

    Condizione essenziale è però che nell'impalmatura i trefoli esterni premano davvero contro quello d'anima: se il trefolo interno è più piccolo (perchè non è fascaito abbastanza, oppure perchè la fasciatura si è rotta) i 6 trefoli esterni si toccano fra di loro con conseguenze triplamente dannose:
    - i trefoli si usurano per la pressione di contatto
    - il trefolo contrale resta libero longitudinalmente, e può essere "sputato" indietro nell'avvolgimento attorno alle pulegge
    - se questo avviene si può creare un vuoto nell'anima che rende in pratica la fune immediatamente inutilizzabile

    Da quanto sopra si capisce quanto sia delicata l'operazione di impalmatura, anche perchè una impalmatura riuscita male difficilmente può essere messa a posto, e d'altra parte non si ha a disposizione un avanzo di fune per farne un'altra.

  6. #6
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    scusate la mia "IGNIORANZA", ma cos'è un trefolo? (anche una rinfrescatina sulle generalità delle funi non farebbe male grazie)
    A volte alle partenze delle funivie ci sono dei "quadri" appesi con le sezioni delle funi dell'impianto e quelle portanti raggiungono circa i 10 cm di diametro . Sono realmente degli spaccati o li hanno ingigantiti per i profani, perche a vederle così ad occhio non mi sembrano poi così grandi.
    GRAZIE dei chiarimenti

  7. #7
    * Utente PLATINUM *
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    le funi flessibili, utilizzate come funi traenti e portanti-traent, sono formate da un gran numero di fili suddivise in 6 gruppi, denominati "trefoli".
    Ogni trefolo è formato ad esempio da un filo centrale diritto, e due strati di fili avvolti a spirale su quello centrale: queste sono le funi SEALE, che possono corrispondere alla formula 6x(1+8+8) oppure 6x(1+9+9), ottenendo rispettivamente funi a 102 e 114 fili.
    Per funi più grosse si usano altre formazioni, come 6x25 e 6x36.
    Quindi i trefoli sono formati da fili avvolti a spirale, e la fune è formata da trefoli avvolti a spirale attorno ad un'anima. Se il senso di avvolgimento dei fili nei trefoli è lo stesso dell'avvolgimnto dei trefoli nella fune, la fune si chiama "parallela"; in caso contrario si chiama "crociata"; le funi crociate sono utilizzate sopra tutto per il sollevamento verticale; nelle funivie si usano quasi sempre funi parallele.

    Le funi portanti sono invece di tipo spiroidale, senza anima: sono formate da un nucleo formato da vari strati di fili tondi avvolti ad elica, con una serie di strati esterni di "fili sagomati", cioè con una forma a Z in modo da incastrarsi l'uni nell'altro ottenendo una superficie esterna cilindrica; questo sia per aumentare la quantità di acciaio a parità di diametro, sia per una più confortevole marcia del veicolo.

    La fune portante che più grande che esista in Italia è quella della funivia di Chiesa Valmalenco, mi pare da 74 mm; per il resto raramente si superano i 65 mm; quindi o i pannelli sono stati ingranditi, oppure i 10 cm sono una valutazione un po' sommaria.

  8. #8
    Utente Sapiens L'avatar di PIEMONTE_FUNIVIE
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    La fune portante che più grande che esista in Italia è quella della funivia di Chiesa Valmalenco, mi pare da 74 mm;
    Le funi della Funivia di Chiesa Valmalenco sono 2 per ogni ramo di salita e sono ognuna da 76 mm.

    Io ho una foto della sezione della fune portante della funivia vecchia di Chiesa in Valmalenco. E' una ercole da 70 mm. (originariamente era di 60 mm.).



    Ciao.

  9. #9
    * Utente GOLD * L'avatar di giorgio
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    Quote Originariamente inviata da il braz
    Non è che hai un paio di immagini di sezioni di funi così per averne un'idea più precisa?
    Se vai sul sito della Redaelli, puoi trovare diversi disegni di sezioni che chiariscono abbastanza bene come è fatta una fune a trefoli ed i diversi aspetti descritti da evil. Ci sono inoltre belle immagini degli impianti che utilizzano tali funi.
    L'indirizzo del sito è:
    http://www.redaellitc.it
    Segui il percorso Italiano-->Prodotti-->Trasporto persone e quindi scegli dal menu sulla destra.
    Ad esempio questo disegno si riferisce ad una fune portante - traente a sei trefoli (avvolgimento parallelo). Se non ho contato male, la formula dovrebbe essere 6X(1+9+9)

    Questa è invece una fune portante: si vedono bene l'anima interna e gli strati dei fili sagomati che s'incastrano l'uno rispetto all'altro.

    Infine, seguendo il percorso Italiano-->Know how--> Assistenza/servizi, si trova quest'immagine che credo si riferisca all'impalmatura ed in particolare all'inserimento di un trefolo fasciato.

  10. #10
    * Utente GOLD * L'avatar di giorgio
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    Queste foto si riferiscono alle fasi di impalmatura della fune per la telecabina a. a. monofune dello SkiTransBronta a San Vigilio di Marebbe. L'impianto, realizzato nel 1990 dalla Agamatic, consente di collegare i due versanti della valle Marebbana passando attraverso il paese ed è un tipico impianto di collegamento privo di pista.


    Ed ecco l'impianto finito, che ha le caratteristiche sotto indicate e si ispira ad uno analogo a Megeve.
    Lunghezza: 381 m
    Dislivello: 39 m
    Portata: 2400 p/h

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